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Laboratori nelle scuole

ATTIVITA’ CISP NELLE SCUOLE PRIMARIE  E SECONDARIE DI PISA
(aggiornato al 29.03.2019)

Da oltre 10 anni il Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa (Cisp) offre agli alunni e alle alunne delle scuole primarie e secondarie del territorio pisano percorsi didattici sui temi legati agli Studi per la pace. Ogni anno, nell’ambito dei progetti di Servizio Civile Nazionale, nuovi volontari e nuove volontarie vengono formati/e dal Cisp per andare nelle scuole a proporre laboratori sulla consapevolezza delle proprie emozioni, l’accoglienza, il pensiero critico, il consumo critico e responsabile, la gestione trasformativa dei conflitti, la mediazione tra pari, l’empowerment e il disarmo interiore.
La metodologia adottata per lo svolgimento dei percorsi è quella della didattica laboratoriale, basata sullo scambio interattivo tra studenti, docenti e formatori in una modalità paritaria di lavoro e cooperazione. La didattica laboratoriale si esplica in attività esperienziali, giochi cooperativi e simulazioni, finalizzati da una parte ad aumentare la consapevolezza dei partecipanti sulle tematiche prescelte, e dall’altra a stimolare una riflessione critica costruita insieme.

Fino all’anno scolastico 2017-2018 il Cisp ha presentato alle scuole 5 percorsi didattici:
1. Uniti per non escludere, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza delle proprie emozioni, stimolando la capacità di gestione emotiva e aiutandoli ad affrontare e gestire eventuali conflitti all’interno del gruppo classe.


2. Diverso…da chi?, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria e secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di introdurre i concetti di stereotipo e pregiudizio, per favorire un atteggiamento maggiormente critico nei confronti dei luoghi comuni più diffusi, toccando temi fondamentali, come presa di coscienza della propria identità e di quella degli altri, per sviluppare un rapporto empatico volto alla comprensione e all’accoglienza.
3. Io rifiuto lo spreco, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria e secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di sollecitare negli studenti atteggiamenti di consumo critico e responsabile, che tengano conto della qualità delle merci, della loro provenienza e della tutela della salute e dell’ambiente.
4. Impariamo a mediare, rivolto alle classi della scuola secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di offrire una formazione generale sulla gestione dei conflitti, con particolare attenzione alle tecniche di mediazione tra pari e alle tecniche di facilitazione per l'insegnante, al fine di istituire uno strumento permanente chiamato “consiglio di cooperazione”, da utilizzare nel gruppo classe, insieme all'insegnante, per la mediazione e la gestione dei conflitti.
5. Imparare la pace, rivolto alle classi della scuola secondaria di I e II grado, con l’obiettivo di trasmettere ai ragazzi informazioni sui profili storici, politici e umani delle armi nucleari, sviluppare consapevolezza circa l'urgenza della loro abolizione e promuovere l'empowerment e il protagonismo degli studenti attraverso l'informazione sulle campagne di disarmo già esistenti e la formazione sul disarmo interiore, in una prospettiva di solidarietà globale, per un mondo libero dalle armi nucleari.
Ognuno di questi percorsi prevedeva 3-4 incontri da 2 ore ciascuno.

L’esperienza realizzata con le scuole in questi anni grazie a questi laboratori, insieme ai feedback ricevuti dai volontari, dalle volontarie e dalle scuole stesse, ci ha portato a proporre, all’inizio di questo anno scolastico, un nuovo e unico progetto più lungo e articolato, che ha inteso estrapolare dai 5 progetti precedenti le attività formative ritenute più efficaci ed interessanti per il lavoro a scuola.


Il nuovo progetto, che prevede 9 incontri da 2 ore ciascuno, si articola in due percorsi:
1. “Convivere nelle diversità. Sviluppare l’empatia per superare i pregiudizi”, per le classi IV° e V° delle scuole primarie e per le classi I° delle scuole secondarie di primo grado;
2. “Convivere nelle diversità. Come liberarsi dagli stereotipi per costruire una società anti-razzista”, per le classi II° e III° delle secondarie di primo grado e per le scuole superiori.

Tutti i percorsi sono sempre preceduti da un incontro con le insegnanti e vengono svolti tenendo in considerazione le dinamiche della classe, per poter coinvolgere attivamente tutti gli alunni e le alunne. Al termine di ogni laboratorio, a distanza di un paio di mesi, viene solitamente effettuato un incontro di feedback con le classi, per monitorare l’efficacia del lavoro svolto.

Dal 2017, il Cisp organizza a Pisa, verso la fine di maggio, “Per-corsi di pace”, l’evento finale a conclusione del ciclo di percorsi formativi offerti alle classi del territorio pisano durante tutto l’anno scolastico. Durante l’incontro ogni classe presenta una breve restituzione creativa del laboratorio svolto, in un clima di festa e di scambio di esperienze. Durante l’evento vengono realizzati alcuni laboratori e giochi cooperativi condotti dai volontari e dalle volontarie del Cisp.
Le prime due edizioni di “Per-corsi di pace” hanno riscosso un notevole gradimento.
Negli ultimi 4 anni abbiamo svolto laboratori in più di 150 classi delle scuole di Pisa e territori limitrofi (Vecchiano, S. Giuliano, Cascina, Marina di Pisa).

Contributi e riflessioni dei volontari e delle volontarie Cisp che stanno effettuando i laboratori nelle scuole nell'a.s. 2018-2019

Gli obiettivi del percorso di quest’anno sono principalmente tre:
a) Dare strumenti per sviluppare un pensiero critico riguardo ai temi della diversità, dell’incontro con l’altro, del conflitto;
b) Lavorare sull’intelligenza emotiva, dare un nome alle emozioni e accoglierle, imparare a esprimerle e gestire le azioni che derivano da esse;
c) Trasmettere uno stile di relazione (lo “stile Cisp”)

Per ognuno di questi obiettivi riportiamo alcuni esempi concreti di lavoro effettuato in classe.

a) Dare strumenti per sviluppare un pensiero critico riguardo ai temi della diversità, dell’incontro con l’altro, del conflitto

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
I bimbi e le bimbe sono molto abituati a lavorare su temi legati alla diversità, al razzismo ecc., quindi sanno bene quali sono le risposte "giuste" da dare quando gli adulti chiedono loro cosa pensano riguardo a queste questioni. Se si sta parlando di uguaglianza, sanno che la risposta giusta è che è vero, siamo tutti uguali e questo è bello.
Il laboratorio è invece un contesto in cui possono davvero mettersi in discussione, vedersi rivolgere domande "scomode", in uno spazio di assenza di giudizio e di ascolto; con questa modalità di lavoro, i bimbi e le bimbe riescono innanzitutto a prendere consapevolezza di quali stereotipi si portano dietro, spesso frutto dell'educazione ricevuta, si sentono liberi di parlarne ad alta voce in un clima di assenza di giudizio. Tuttavia hanno anche l'occasione di mettersi in discussione rispetto a questi stereotipi, di capire da dove nascono e come spesso siano infondati, frutto dell'assenza di conoscenza.
Esempio: è stato chiesto ai bimbi di scrivere la storia di un bambino o di una bambina di origini marocchine, e tutti lo hanno fatto, ma alla domanda "Sapete dov'è il Marocco?" pochi sapevano rispondere con precisione; molti tra l'altro erano convinti che in Marocco fosse in corso una guerra. Dunque lo scrivere la storia è stata un'occasione per rendersi conto concretamente di come avessero scritto delle storie senza però sapere bene di cosa stessero parlando, solo sulla base dei preconcetti e delle poche conoscenze che avevano in mente.
Esempio 2: in una delle classi, durante un gioco in cui i bimbi dovevano scegliere chi invitare a una cena tra una serie di personaggi sui quali avevano solo poche informazioni, è emerso un pregiudizio, da parte di alcuni bambini, sui latino-americani. David, uno degli educatori, ed è costaricense, cosa che i bimbi non sapevano, e che è stata loro rivelata alla fine del gioco. I bambini, dunque, dopo aver espresso il loro pregiudizio nei confronti di una categoria, si sono dovuti confrontare con il fatto che quel pregiudizio andava a colpire direttamente una persona a loro vicina).

Scuole secondarie di II grado:
In un momento delicato come l'adolescenza, il laboratorio si presenta come una opportunità di confronto critico su temi intra ed interpersonali. Nel pieno periodo della formazione, nel passaggio verso l'età adulta, i ragazzi necessitano di strumenti che permettano loro di analizzare la realtà, di scendere nei suoi strati più profondi, andando oltre l'aspetto superficiale degli eventi. In un contesto dove veniamo bombardati di notizie più o meno vere (fake news), dove la visione del futuro viene presentata ai giovani come scura ed inscrutabile e dove le opportunità di espressione sono limitate, ai ragazzi viene fornito uno spazio dove sentirsi liberi di dire la propria opinione senza essere giudicati. Questo permette quindi dibattiti che arrivano ad evidenziare la complessità della realtà che ci circonda. Eliminando il concetto di giusto o sbagliato a priori ogni storia diventa uno spunto di confronto sui temi più svariati, e se spesso si può vedere un primo approccio superficiale, con i giusti stimoli i ragazzi permeano nell' analisi delle situazioni con una criticità degna di essere definita tale. Offrendo l'opportunità di raccontarsi, e quindi raccontare la loro quotidianità, emergono le loro strutture mentali e le sovrastrutture che influenzano il pensiero personale.
Esempio: un ragazzo si dichiara "fascista" o "razzista"; ecco che il laboratorio diventa anche un invito alla scoperta della propria identità ("Quanto credi ci sia di tuo in questa ultima affermazione? Quanto credi invece che sia influenzata da un'idea giunta dall' esterno?" " Puoi spiegarmi quali sono le motivazioni della tua affermazione?").
Tutto questo non per far emergere un'opinione più giusta dell'altra, ma per permettere ai ragazzi stessi di emergere per chi sono veramente nel profondo, di sentirsi liberi di scoprirsi e essere chi sono, che è poi ciò che dà un significato più speciale alla nostra vita, mettendo in risalto i tratti che ci accomunano e le sfumature che invece ci caratterizzano come individui. Evidenziando gli stereotipi e i pregiudizi già fissati in loro e rendendoli palesi, è come se facessimo spazio al loro vero Essere, e all'accettazione delle varie visioni del mondo inserite nella medesima realtà. Nell'affrontare i loro conflitti spesso utilizzano modalità di risoluzione figlie della nostra civiltà capitalistica, cercando sempre un vincitore e un vinto, più che una soddisfazione dei bisogni di tutte le parti, e quindi anche le modalità si mostrano più tendenti all' aggressività e alla difesa. Il laboratorio in questi casi diventa come una luce che illumina una via alternativa alle loro consuete modalità, l'occasione di apprendere come col linguaggio, con l'ascolto attivo, con l'empatia sia possibile gestire un conflitto che prima sembrava impossibile risolvere. È l'occasione di imparare l'arte del "cambiare danza" nelle dinamiche violente che si instaurano nei rapporti interpersonali più o meno intimi (es: un ragazzo racconta di aver reagito violentemente ad un primo attacco da parte di un amico perché "non sono mica stupido che mi lascio picchiare", ecco che la CNV (comunicazione non violenta) fornisce strumenti per risolvere le cose differentemente e in modo migliore. Il laboratorio è anche occasione di apprendimento per come analizzare una notizia riportata dai media, e come usare il proprio filtro critico e gli strumenti odierni per verificare la veridicità (Es: come fare fact checking). Non lasciando niente al caso, nel laboratorio vengono eseguiti esercizi di immedesimazione con l'"Altro" (es. La storia di Antonio e Ali, Anna e Fatima per quel che riguarda le culture), e grazie ai debriefing emergono anche gli stereotipi di genere, e quindi una discussione sulla consapevolezza dei propri gesti nella quotidianità e su come anche involontariamente si possa ferire l'altro. In conclusione il laboratorio stimola intellettualmente i ragazzi alla ricerca, li incoraggia ad essere se stessi e decostruisce sovrastrutture societarie che non permettono ancora una convivenza pacifica nel 2019 tra individui. Inoltre forma i ragazzi su come diventare persone attente, “uomini di dubbio".

b) Lavorare sull’intelligenza emotiva, dare un nome alle emozioni e accoglierle, imparare a esprimerle e gestire le azioni che derivano da esse

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
Il contesto del laboratorio è particolarmente efficace per un lavoro sulle emozioni e diventa uno spazio in cui i bimbi e le bimbe riescono, magari per la prima volta, a esprimere quello che provano, in un contesto di ascolto vero sia da parte dei compagni, sia da parte degli adulti. E allora emergono i piccoli conflitti che hanno in classe nella loro quotidianità, chi si sente escluso dal gruppo della classe riesce a dirlo ad alta voce, i bimbi e le bimbe raccontano la vita che hanno al di fuori della scuola, ad esempio le loro dinamiche familiari: la relazione complicata con i fratelli maggiori già adolescenti, le responsabilità che hanno verso i fratelli più piccoli ecc.

Scuola secondaria di II grado:
Nell'età della formazione fare i conti con la propria emotività non è semplice, veniamo assaliti dalle emozioni e la gestione di esse è tanto difficile quanto essenziale per diventare adulti responsabili delle proprie azioni. Durante l'adolescenza si fa ancora fatica a definire il proprio stato emotivo, e anche quando definito, vi è spesso un'ombra buia che non perviene alla coscienza ("ho ansia, mi manca il fiato ma non so perché"). Raccontando i loro aneddoti i ragazzi forniscono l' assist per poter entrare in contatto col loro modo di essere e con le loro emozioni, e parlandone possiamo discutere delle varie strategie di accoglienza ("nessuna emozione è cattiva o buona"), del loro principio atavico ("le emozioni esistono da sempre nell' uomo e vi sono motivi validi legati anche alla sopravvivenza"), del loro essere fisiologico ("che succede nel corpo quando ci arrabbiamo?"), del loro luogo percettivo ("dove senti questa emozione, che percorso fa?") e quindi anche le loro conseguenze, sia sul piano pratico delle azioni ( es. come gestire i momenti di rabbia senza cadere nella violenza), sia sul piano cognitivo (es: se arrabbiati con loro stessi per un errore imparare a non ripetersi che sono "falliti", alimentando il circolo vizioso della rabbia e ciò che ne consegue).
Vi è sempre il problema del riuscire a definire uno stato d'animo, questo perché vi è molta mancanza anche di lessico emotivo (legato anche al poco leggere). I ragazzi, grazie al laboratorio, possono imparare come riuscire ad esprimere al meglio sia le proprie emozioni sia i bisogni connessi ad esse, generando discussioni che non seguiranno più la logica del "conflitto a somma 0", ma quella del guadagno di entrambe le parti, sia nel rapporto interpersonale (io e gli altri) che intrapersonale (io contro me stesso). In tutto questo ci deve essere molta attenzione da parte dei volontari/educatori, perché si corre il rischio di aprire canali emotivi nei ragazzi che necessiterebbero poi di essere seguiti in un percorso: per questo la stretta collaborazione tra istituzioni educatori/scuola/famiglia deve essere sempre più stretta e co-partecipativa. Es. ragazzi che raccontano di essere stati vittime di bullismo alle scuole medie e che sono ancora emotivamente troppo coinvolti, o al contrario troppo poco.

c) Trasmettere uno stile di relazione (lo “stile Cisp”)
I laboratori mirano anche a trasmettere un certo stile nello stare insieme, a dare strumenti per costruire una relazione che si basi sull'ascolto, sulla capacità di accogliere l'altro, sulla gestione nonviolenta dei conflitti che caratterizzano la quotidianità.

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
In alcune classi, emerge con chiarezza che i bimbi e le bimbe non sono abituati ad ascoltarsi. Nel contesto dei laboratori, iniziano però ad acquisire alcuni strumenti per diventare "buoni ascoltatori", a partire da semplici gesti concreti: alzare la mano per parlare, aspettare il proprio turno, non commentare quello che dicono gli altri.
In una classe, fin dal primo incontro è emerso un conflitto tra i vari gruppetti che si erano formati tra le bimbe (un motivo apparentemente banale per gli adulti, ma importante per dei bimbi: una partita di pallavolo e la divisione in squadre per giocare). Il laboratorio è stata l'occasione per loro per sperimentare una modalità nonviolenta di gestione del conflitto: ascoltandosi, riflettendo su cosa si prova e su cosa prova l'altro, cercando insieme una soluzione costruttiva che consenta di riprendere la relazione che si è interrotta.

Scuola secondaria di II grado:
Lo stile del laboratorio fornisce soft skills comunicative per una società più equa e pacifica. Soft skills che anche nel mondo del lavoro sono tenute molto in considerazione dalle aziende. L' ascoltare attivamente, l'astenersi dal giudicare, la gentilezza, la sincerità. Il sapersi ascoltare, la gestione non delle emozioni ma delle azioni ad esse collegate, la comunicazione nonviolenta per una gestione creativa dei conflitti sono stili di espressione che permettono all'individuo di essere interconnesso con l'ambiente in cui vive (qualsiasi esso sia e in qualsiasi momento) in un modo nonviolento, più accogliente, creando relazioni più aperte e profonde e un conseguente miglioramento della qualità della vita. Si riduce il livello di stress e cortisolo che si genera perché immersi in una quotidianità che crea relazioni violente e che non permette di ascoltarsi nel profondo, un contesto inquinato dalla "corsa alla prestazione". In questo caso il laboratorio si presenta come attimo in cui apprendiamo anche la bellezza dell’ascoltare il silenzio e il proprio respiro.

Analizzando nel concreto le esperienze avute nelle classi, ci concentriamo nel raccontare episodi che ci aiutano a collegare l'aspetto prettamente teorico a quello più pratico. Nello svolgimento dei laboratori sono emerse problematiche spesso sconosciute agli stessi professori, questo proprio grazie al clima di accoglienza e di assenza di giudizio creatisi. Nello specifico, alcuni ragazzi si sono sentiti liberi di poter raccontarci esperienze passate in cui sono stati vittime di bullismo e violenza.
Inoltre, grazie agli strumenti di analisi e ragionamento critico che sono stati loro offerti, gli studenti hanno manifestato un'estrema sensibilità ai temi affrontati, riuscendo in questo modo a scavare nel loro profondo e a entrare realmente nel clima di apertura che il laboratorio necessitava. Oltre a problematiche legate al rapporto tra compagni e in generale al gruppo classe, è stato possibile entrare nella realtà della loro quotidianità e dei problemi legati ad essa.
Siamo riusciti, anche se in pochi incontri, a scardinare delle convinzioni e a colpire apparenti granitici pilastri su cui si fondava ogni loro pensiero e la loro visione del mondo, dettati probabilmente dalla poca conoscenza degli argomenti trattati e da una possibile superficialità con cui sono abituati ad affrontare determinate tematiche. Anche a livello comportamentale abbiamo osservato notevoli cambiamenti: ragazzi abituati a entrare in classe in ritardo si sono presentati sempre prima dell'inizio della lezione, quelli apparentemente meno interessanti e più schivi con il tempo sono stati sempre più partecipi e attenti e quelli inizialmente timidi e poco inclini al dialogo e alla discussione si sono sentiti sempre più tranquilli nell'esprimere le proprie opinioni. Anche i ragazzi con disabilità si sono integrati perfettamente nel gruppo e hanno sentito l'esigenza, probabilmente grazie all'atmosfera costruita, di esprimere le proprie idee e considerazioni sui temi affrontati.
N.B.) L'IMPORTANZA DELLA RELAZIONE TRA EDUCATORI: i laboratori sono un'ottima occasione per creare una rete tra educatori (insegnanti e volontari Cisp), nell'ottica di lavorare insieme, ciascuno con il proprio stile e le proprie competenze, per un obiettivo educativo comune.

 

Riflessioni di due volontarie Cisp che hanno svolto i laboratori nelle scuole rispettivamente nell’a.s. 2016-2017 e 2017-2018:

1) A.s. 2016-2017
“IMPARIAMO A MEDIARE”
• Risposta delle classi al progetto: la didattica laboratoriale di una formazione peer to peer, in un clima di sospensione del giudizio, ha permesso di far emergere e individuare le dinamiche conflittuali presenti nelle classi. I ragazzi hanno subito messo in pratica gli strumenti acquisiti sulla mediazione, l’ascolto attivo e la facilitazione dei conflitti attraverso l’uso del consiglio di cooperazione come strumento attivo di dialogo e comunicazione non violenta all’interno del gruppo classe.
“DIVERSO DA..CHI?”
• Risposta delle classi al progetto: durante i laboratori sono emerse diverse problematiche legate al razzismo seguite da atti di bullismo, in particolar modo nei confronti di alcune studentesse di etnia rom e di religione islamica. Sono stati affrontati di conseguenza temi fondamentali come la presa di coscienza della propria identità e di quella di chi ci circonda per arrivare allo sviluppo di un rapporto empatico volto alla comprensione e all’accoglienza. I debriefing guidati di alfabetizzazione emotiva, con uso della maieutica, hanno contribuito a creare ambienti protetti in cui saper riconoscere e gestire le proprie emozioni per poter scardinare pregiudizi e luoghi comuni.
“UNITI PER NON ESCLUDERE”
• Risposta delle classi al progetto: i bambini hanno mostrato vivace interesse nello sperimentare attività volte al riconoscimento delle emozioni: attraverso lo strumento del “Mangiarabbia”, una scatola magica che contiene e dissolve quella che in apparenza può sembrare l’emozione più ostile, gli alunni ne hanno acquisito una buona gestione emotiva. Il laboratorio ha visto il coinvolgimento anche di bambini con disturbi dell’apprendimento, inquadrati all’interno dello spettro autistico e di bambini con un buon livello di apprendimento ma una totale assenza di linguaggio.
“IO RIFIUTO LO SPRECO”
• Risposta delle classi al progetto: il progetto è stato accolto con entusiasmo, sono stati affrontati temi molto vasti per poter dare una nozione di spreco e consumo consapevole il più completa possibile, proponendo alle classi attività mirate e coinvolgenti e creando uno spazio di riflessione collettivo. Gli alunni si sono concentrati sui loro gesti quotidiani per iniziare a limitare gli sprechi già dal loro ambiente scolastico, non sprecando il cibo a merenda e a mensa, limitando il consumo di bottigliette di plastica e avendo cura dei propri materiali scolastici, ponendo anche l’attenzione sull’utilità del riciclo e di una corretta raccolta differenziata già in classe.

2) A.s. 2017-2018
Il primo episodio che mi viene in mente è avvenuto in una terza elementare a Pisa. Durante l'attività sul mangiarabbia un bimbo si mise a piangere, e quando gli chiedemmo il perché ci disse che era colpa della guerra, argomento che avevano trattato nell'ora precedente con la maestra. Noi gli spiegammo che c'erano persone proprio come noi che ogni giorno si impegnavano a far sì che la guerra non esistesse più e che noi volontari facevamo parte di questo centro, Scienze per la pace appunto. Allora lui, rinvigorito, scrisse la parola guerra sul foglietto che calpestò e stracciò, e lo mise nel mangiarabbia e al nostro "Come stai ora?" Rispose "ora mi sento meglio".
Il secondo episodio è avvenuto a Vecchiano nella prima media dove, durante il laboratorio “Impariamo a mediare”, un bimbo ci disse che veniva picchiato da un ragazzo di un'altra classe (in cui avevamo sempre laboratorio). Ci siamo dunque focalizzati sul "bullo", rendendolo molto partecipe e quando alla fine del laboratorio abbiamo chiesto al ragazzino bullizzato come andava ci ha detto che adesso non lo picchiava più.